
Ritiro dei ghiacci ed ecosistemi d’alta quota – Mauro Gobbi
A cura di Mauro Gobbi
Il ritiro dei ghiacciai è uno degli effetti più significativi, e visibile, del riscaldamento climatico. La riduzione della loro superficie e, in alcuni casi, la scomparsa, sta determinando un significativo cambiamento nella fisiografia del paesaggio alpino. Stiamo quindi perdendo un tassello importante del mosaico di ecosistemi che caratterizza le “terre alte”.
Ma cosa accade, dal punto di vista biologico, quando un ghiacciaio si ritira? Certamente gli organismi che vivono sulla sua superficie, tra cui batteri, alghe e invertebrati vedono ridursi drasticamente la superficie della loro “casa” rischiando l’estinzione locale. Per questo motivo il MUSE si occupa anche di censire la biodiversità presente sui ghiacciai, prima che essa scompaia. L’attività di ricerca si estende però anche alle porzioni di terreno che progressivamente vengono liberate a seguito del ritiro della lingua glaciale. Queste porzioni, note come piane proglaciali, offrono l’opportunità di capire come gli organismi colonizzano substrati vergini.
La conquista di questi nuovi terreni è progressiva, avviene nei decenni. Durante i primi 5-10 anni dal ritiro del ghiacciaio si assiste a una veloce colonizzazione da parte di batteri, alghe, muschi e piccoli invertebrati, tra cui insetti, acari e ragni. Si crea così una prima “rete alimentare” in cui ogni organismo è in connessione con l’altro, per esempio alcuni insetti si nutrono di alghe e a loro volta vengono predati dai ragni. Questi organismi pionieri concorrono, morendo, alla formazione della sostanza organica necessaria per la successiva colonizzazione da parte delle piante e di conseguenza agli organismi da esse dipendenti, come per esempio gli insetti impollinatori. La ricchezza di piante, unitamente alla loro densità sul terreno, aumenta nei decenni e – in alcuni casi – è necessario attendere più di 200 anni prima di vedere, al posto del ghiacciaio, una prateria alpina o addirittura un bosco. Si assiste quindi a un “turnover” di specie nel tempo.
Il ritiro di un ghiacciaio comporta, paradossalmente, un aumento della biodiversità, con versanti montuosi che al candore del ghiaccio lasciano posto al verde della vegetazione. È importante però sapere che questo radicale cambiamento porta all’aumento di competizione tra le specie. Le specie di piante e animali più tolleranti al caldo sono quelle maggiormente favorite, più competitive, a discapito però di quelle – chiamate criofile – che nei millenni si sono adattate a vivere a contatto con il ghiaccio e che hanno evoluto strategie di sopravvivenza al freddo eccezionali. Tra quest’ultime abbiamo anche specie endemiche, quindi esclusive, degli ambienti Alpini e la loro scomparsa sta comportando una inestimabile perdita del patrimonio naturalistico.
Il MUSE è quindi impegnato nel monitorare tali cambiamenti di biodiversità al fine di comprendere i potenziali effetti sul funzionamento, e quindi salute, degli ecosistemi d’alta quota.