L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2025 quale Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai

È questa l’occasione di fermarci per guardare ai ghiacciai che, con il loro accelerato ritiro, sono la manifestazione più eclatante del cambiamento climatico.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2025 quale Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai (IYGP) e il 21 di questo mese la Giornata mondiale dei ghiacciai.

È questa l’occasione di fermarci per guardare ai ghiacciai che, con il loro accelerato ritiro, sono la manifestazione più eclatante del cambiamento climatico. La parete nord del Gran Zebrù (3851 m), una delle montagne più iconiche delle Alpi, è un simbolo di questa riflessione. Qui, dove il ghiacciaio del secolo scorso ricopriva il versante nord, ora si erge una parete rocciosa, spoglia di ghiaccio, che racconta di cambiamenti rapidi e inesorabili.

La parete nord del Gran Zebrù domina il paese di Solda (BZ) ed è sempre stata un’attrazione e una delle sfide più desiderate per gli alpinisti. Nel 1879, Minnigerode, Pinggera e Reinstadler la risalgono senza ramponi e intagliando 1500 gradini nel ghiaccio. Nel 1956, Kurt Diemberger superò anche la famosa Meringa. La Meringa si forma per deposito di neve sul versante nord, sottovento, trasportata dai venti meridionali. Quando il suo peso si fa eccessivo, circa ogni 50-60 anni, crolla per forza di gravità, come avvenne nei primi anni Sessanta, poco dopo la salita di Diemberger! L’ultimo crollo si ripeté nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 2001 con un grosso boato, ma nessun danno, nella sottostante cittadina di Solda.

Oggi, la parete nord del Gran Zebrù è spoglia di ghiaccio e della sua Meringa.
Uno degli eventi più significativi legati a questo cambiamento è l’affioramento, nello scorso decennio e poco sotto la cima, di una baracca austriaca costruita nella Prima Guerra Mondiale. Con la fine della guerra la baracca fu inglobata nel ghiaccio perché allora, a quelle quote, parte della neve invernale riusciva ancora a superare l’estate e a costruire nuovo ghiacciaio. Dagli anni Novanta, il ritiro glaciale ha riportato alla luce la baracca, triste testimone del conflitto mondiale ma, nello stesso tempo, utile oggetto per importanti riflessioni attuali.

I ghiacciai sono custodi di memorie storiche che rischiano di scomparire insieme a loro. Ma non è solo il passato storico ad essere in pericolo: i ghiacciai sono essenziali anche per il presente e per il futuro dell’umanità. Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale per la Conservazione dei Ghiacciai, una data che ci invita a riflettere sulla loro importanza e sull’urgenza di proteggerli. La loro scomparsa non è solo un problema estetico o geografico; essi rappresentano una risorsa vitale, una risorsa destinata all’approvvigionamento idrico, all’agricoltura e all’energia idroelettrica.

La parete nord del Gran Zebrù è un simbolo del nostro impatto sul pianeta che ci suggerisce come sia necessario intervenire con rapidità per ridurre l’emissione di gas clima alteranti. Ogni passo che facciamo per preservare queste meraviglie naturali è un passo verso la salvaguardia di un mondo che, senza di esse, perderebbe una parte fondamentale della sua identità.

 

A partire dal 21 marzo per celebrare e valorizzare l’importanza dei “giganti bianchi”, il MUSE propone ai suoi pubblici mostra e una serie di film, spettacoli, attività didattiche ed eventi che raccontano le dinamiche di trasformazione in corso: dalla crisi climatica alla necessaria evoluzione di un nuovo sistema di valori rispetto al patrimonio naturale.
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